
Un vertice dell’Unione sulla riforma della legge elettorale. L’hanno chiesto tutti gli alleati del Pd, durante una riunione con il governo alla Camera che doveva essere dedicata alla finanziaria. Per oltre un’ora, pero’, i capigruppo dell’Udeur Mauro Fabris e dei Verdi Angelo Bonelli, insieme al presidente dei deputati socialisti e radicali Roberto Villetti, hanno inchiodato i colleghi del Pd Antonello Soro e Marina Sereni e i sottosegretari Giampaolo D’Andrea e Nicola Sartor al tema delle riforme, dopo il vertice notturno del Pd, convocato da Walter Veltroni. Alla fine, e’ stato Soro ad assumersi il compito di verificare con Veltroni e con il presidente del Consiglio Romano Prodi modi e tempi piu’ opportuni per convocare l’incontro. Dopo la riunione di domenica sera del Partito democratico, l’Unione è a pezzi”, afferma Villetti . “Abbiamo appreso – continua il parlamentare socialista – che con una procedura assai discutibile sotto il profilo istituzionale, il segretario del Pd consegnerà ai presidenti delle commissioni affari costituzionali di Camera e Senato una sintesi del suo lavoro di consultazioni in materia di riforme e di legge elettorale. Si tratta di un comportamento che contraddistingue un sorta di presidenzialismo ‘irresponsabile’, ben diverso da un presidenzialismo retto da regole certe con pesi e contrappesi democratici. In questa situazione Veltroni non può giocare con i suoi alleati pensando di essere lui il gatto e gli altri i topi, e pensare che questa sua iniziativa non abbia riflessi dirompenti sulla tenuta della maggioranza. Per questi motivi – conclude Villetti – insieme agli altri capigruppo, abbiamo chiesto di convocare sin dalla giornata di oggi un vertice dei partiti dell’ex Unione per tentare di rimettere insieme i cocci”.Il vertice ha assicurato il premier Romano Prodi, si terrà, forse già questa settimana. Prodi ha ribadito di considerarsi “garante” di tutta la maggioranza nel processo di riforma istituzionale. “Su tempi e modalità – ha aggiunto – penso che la prossima settimana si potrà senz’altro fare. Se possibile anche prima”. Secondo Prodi il vertice era scontato e necessario”. Prodi ha ribadito “lealtà assoluta e trasparenza di fronte a tutta la coalizione”. Per il premier il vertice è un obbligo “non solo politico, ma anche di buona educazione”.
“Non stavamo con l’orologio in mano ad attendere ma è stato politicamente opportuno che il Presidente del consiglio abbia risposto prontamente alla nostra richiesta di un vertice”. Ha commentato Roberto Villetti. “Ora Veltroni – prosegue Villetti – giochi a carte scoperte e discuta con gli alleati dei nodi da sciogliere: legge elettorale, riforme istituzionali, referendum e tenuta della maggioranza. A questo punto ciascuna formazione politica potrà presentare le proprie proposte, assumersi le proprie responsabilità e scegliere conseguemente la propria strada. Altrimenti se resta una situazione di ambiguità e confusione corriamo il rischio che il centrosinistra si ritrovi con due premier, Prodi e Veltroni, ma senza alcun governo e per di più sull’orlo di elezioni anticipate. L’unico a esserne contento – conclude Villetti – alla fine sarà solo Berlusconi.
“C’è in noi una forte preoccupazione per la tenuta del governo.” Lo afferma il Vice Presidente del Senato ed esponente del Partito socialista, Gavino Angius. “E’ sbagliato – prosegue Angius – sottovalutare l’accumularsi di sospetti e di tensioni nel centro sinistra che vanno crescendo nel dibattito sulla modifica della legge elettorale. E’ evidente che le cose così non vanno. Puntare agli interessi convergenti o alla “coincidenza di obiettivi tra Pd e PPL” come dice Berlusconi rivolto a Veltroni, mi pare che abbia come logica conseguenza il porre in secondo piano gli interessi del centro sinistra e dell’Unione. Io credo che bisogna guardare non agli interessi del Pd o del PPl ma a quelli del Paese e cioè rafforzare Prodi nell’impegno riformatore da assicurare all’Italia. All’opposto, l’iniziativa del Pd mette in fibrillazione tutto il centro sinistra e rende precaria l’esistenza stessa del Governo. Infine, si porti immediatamente al Senato la proposta di nuova legge elettorale. Basta con le vaghe enunciazioni di principio, ci vuole un testo scritto su cui confrontarsi in Parlamento. “Carta canta, villan dorme”, dicevano i vecchi saggi.”



